Filippo Bologna -I pappagalli

Filippo Bologna[1]

Il romanzo si apre con una visione dal cielo delle cose importanti e banali che si svolgono sulla terra ed anche nello spazio che intercorre. Il campo visivo si restringe e lo sguardo si focalizza su un ragazzo che si aggira nella terrazza di un loft all’ultimo piano di un palazzo, in mutande e maglietta : lo scrittore giovane ,nel libro,  è chiamato l’Esordiente.

A venti chilometri di distanza un vecchio scrittore-il Maestro-sta alzandosi per andare in bagno; la vescica e la prostata lo assillano e poiché nella vecchia casa l’impianto elettrico fa i capricci  e non si accende la luce del comodino, succedono una serie cose sgradevoli.
Altra inquadratura che inizia con un campo lungo e poi si restringe a filmare episodi di vita normale. Terza sequenza : quartiere residenziale,  la visione si restringe su una bella e giovane donna che sta uscendo da una villetta: è la Seconda Moglie dello Scrittore. Lo Scrittore, uomo di mezza età, espletati i riti igienici, alimentari  e di connessione con il mondo che conta, legge la mazzetta di giornali in cerca di articoli che parlino della sua partecipazione al Premio; la vita che si svolge nella casa è quella di una persona arrivata e benestante (forse). Cosa hanno in comune queste tre persone?
Fanno lo stesso mestiere;sono tre generazioni di scrittori (il giovane,il maturo,il vecchio ) : sinteticamente la giovane promessa,lo stronzo e il venerato (?) maestro : sintesi arbasiniana dell’età della vita di autori, registi, fotografi, manager ed anche dei signori Rossi , nostri vicini.
Poi tutti e tre concorrono al Premio letterario,con diverse chances, con differente inquietudine, bisogni pratici dissimili (i soldi per parlarci chiaro), un medesimo bisogno di essere baciati dalla Gloria.
A questo punto Bologna comincia il montaggio di una serie di sequenze cinematografiche nelle quali  l’Esordiente,loScrittore,il Maestro interagiscono con il mondo reale e con la società letteraria –altri scrittori, critici, giurati e le petit monde che li circonda-e in primo piano le case editrici che li pubblicano. Ci sono anche figure femminili, quelle che tutti i lettori conoscono: amori attuali, passati, nuove aspiranti,amori in letargo.
Tutto fila come il lettore comune si attende; Bologna si sforza di non deragliare nello svolgimento da una serie di banalità e luoghi comuni di cui è piena la vita letteraria;compone una raccolta di situazioni e luoghi, riti riguardanti la società letteraria italiana e romana in particolare ,quel misto di narcisimo, vacuità,ferocia, superficialità con le quali Esordienti,Scrittori e Maestri concorrono alla Fama.
Qualche anno fa (molti anni fa ) Ettore Scola nel film La Terrazza descrisse l’impotenza dell’intellettuale di sinistra che in attesa del realizzarsi dell’utopia (la propria) , si intratteneva.
A questo punto è chiaro al lettore che Bologna ha voluto moralisticamente farsi beffe di tutto questo e che la banalità del plot narrativo è cercata e funzionale; tra l’altro Bologna scrive in una lingua scorrevole , semplice ed elegante  allo stesso tempo, naturalmente visiva.
Chi legge queste righe si domanderà dove sta Bologna nella Triade di cui parla; non ci sono risposte certe,  ma forse per il momento nell’interspazio tra terra e cielo; poi si vedeNon svelerò il finale di partita che è un noir ironico, condotto al ritmo serrato come si conviene ai momenti in cui i protagonisti sono messi di fronte alla realtà e a se stessi, l’esame di coscienza  di uno degli scrittori  durante un algido tour turistico ai monumenti  della città, è pezzo di autentica bravura , né dirò che Filippo Bologna fa parte di un gruppo di scrittori inquieti che hanno come punto di riferimento l’editore Fandango. I Fandango’s  hanno letto e capito David Foster Wallace, Malcolm Lowry,  l’ibridazione dei generi e mezzi comunicativi, il linguaggio  delle web radio , internet, la tv, i sequels, il buon cinema, la play-station, Facebook, Twitter (anche se Sandro Veronesi educatamente pensa che i social net siano una grande perdita di tempo) ed altri ancora: tutti condividono un approccio disincantato e ironico, salvo darne  versioni differenti e godibili; hanno comunque  ben presente  i loro antenati attivi e anche quelli dormienti.
A questo punto è bene raccontare un colpo di scena che si trova all’inizio del romanzo: un pappagallo nero (!!) sfonda (sic)  il vetro della terrazza dell’appartamento dell’Esordiente ed entra nella sua vita ; chi legge  ricorderà i gabbiani ferocemente invasivi nel film Uccelli di A.Hitchcok).Il pappagallo nero non è l’unico volatile che frequenta il libro; nelle pagine e in siparietti dedicatiincontriamo storni residenziali, gabbiani reali (stanziali dal 1912 a Roma; Fulco Pratesi non sarà felice di questa anticipazione…),piccioni viaggiatori,falchi pellegrini e specie che vivono più spesso nella campagna.
Gli uccelli si librano in uno spazio compreso tra il cielo e la terra e dall’alto osservano miserie e splendori della gente, della città; hanno la vista lunga e cuore duro- Aristofane  li vedeva come capaci  di mettere in scacco uomini e  dei.
Perché la loro presenza ?
Nei romanzi, come nella vita, non si deve pensare di capire tutto.

“Gloria.  Solo un po’ di fumo “ [2]

Paolo Paolone
22-4-2012

P.s.
Bellissimo l’inserimento alla fine del romanzo di alcune  pagine  del senese  Federico Tozzi tratte da “Le bestie”. F.Tozzi è un Maestro vero  del primo Novecento ingiustamente “eclissato”;   letti in gioventù sono ancora nella mia memoria Con gli occhi chiusi, Il podere e Gli egoisti, romanzo autobiografico che ritrae l’ ambiente letterario romano del tempo.


[1] Filippo Bologna I pappagalli-Fandango 2012 (16,50 euro), presentato il 19-4-2012
[2] ( Gustave Flaubert-Dizionario dei luoghi comuni)

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