Michele e le grandi domande di Marco Melis
Libro Auto pubblicato
Recensione di Anna Castellazzi e Barbara Crepaldi
Michele ha quattro anni, un mondo intero da esplorare. Con i suoi perchè, Michele ci accompagna in un’era digitalizzata, dove le domande non vengono più poste ai nonni, ai genitori o agli zii, come si facenda un tempo, ma a una macchina virtuale chiamata Bit.
Tematiche
Il libro affronta il percorso di crescita di un bambino che, per comprendere ciò che lo attende, sente il bisogno di porre numerose domande. L’utilizzo di una macchina rende il tema al passo con i tempi, in un’era segnata dalla digitalizzazione. L’opera offre così uno sguardo anticipatore sul futuro, senza rinunciare a un linguaggio affettivo che rimane sempre vicino al presente.
Struttura e stile
Il dialogo tra il bambino e la macchina è impostato in modo tale che ne risulti un dialogo di costante crescita e curiosità. Le risposte date da Bit, non hanno nulla di asettico, come ci si aspetterebbe da una macchina. Il tono con cui vengono raccontate le scene in cui Michele si rivolge a Bit, l’intelligenza artificiale, non è mai freddo né distaccato. Al contrario, le sue risposte risultano profonde e sincere, ragionate, prive della rigidità di un manuale tecnico. Ne nasce la sensazione di un dialogo tra un adulto che accompagna il proprio bambino in un mondo di scoperta e meraviglia. Da questo scambio emerge un rapporto di fiducia che diventa un ponte tra universo digitale e dimensione affettiva, restituendo al lettore l’impressione di assistere a un incontro autentico tra curiosità e conoscenza.
Punti di forza
Le scene infatti non vogliono semplicemente dare informazioni, ma attraverso le richieste di Michele stimolano la curiosità, il piacere di imparare e tutto quello che gira attorno alla affettività. Bit allora non diventa un sostituto dei genitori di Michele ma diventa una figura di supporto.
Conclusioni
Questo libro mi ha fatto percepire un forte senso di affetto attorno al piccolo Michele. È una lettura che consiglio ai bambini, perché mostra quanto sia prezioso il gesto di fare domande e quanto valore abbia la curiosità. Allo stesso tempo, è utile anche agli adulti: invita a riflettere sul nostro ingresso sempre più rapido nell’era digitale, ricordando però che nulla può sostituire l’affettività verso i bambini e l’importanza di saperli ascoltare.
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