di Gianfranco Angioni
Recensione di Anna Castellazzi e Barbara Crepaldi.
Edizioni La Gru
Trama
Johnson il protagonista, un artista affermato, a causa di un incidente in moto rimane gravemente ferito. Beatrice la sua compagna lotta affinché le volontà del suo amato vengano rispettate. Intanto il suo amico Nessuno decide di raccontare il punto di vista di una persona in uno stato vegetativo. “Sono ciò che ho vissuto e ciò che ho conosciuto” questa frase aggiunge al racconto la fase dell’introspezione; quando il corpo e la mente viaggiano ormai in modo disgiunto cosa rimane? I pensieri diventano un viaggio, così come i ricordi a volte lucidi a volte distorti, si trasformano nell’occupazione primaria.
Stile e struttura
L’autore, in questo racconto, esprime con minuziosa dovizia ogni punto di vista. Interpreta la visione poliedrica e complessa di una situazione particolarmente delicata. La lotta tra scienza e realtà, umanità e politica, tutto ruota ponendo l’attenzione su ciò che troppo spesso diamo per scontato. La descrizione delle sensazioni percepite dal protagonista trasmette poesia, l’altalena delle emozioni fluttua dalla rabbia, alla frustrazione, dall’emozione nel sentire nascere vita nuova (anche solo lo sbocciare delle foglie), al ricordo e dal profumo della sua amata. Il turbinio che avvolge Johnson diventa fame di vita e di morte.
Tematiche
Il tema dell’eutanasia viene toccato in modo schietto, confrontando chi è pro e chi contro. Troppo spesso si esclude a priori che certe cose capitino a noi, cogliendo impreparato chiunque. Dimenticando di fare ad esempio un testamento con le proprie volontà, fosse anche per esprimere “Non voglio l’accanimento terapeutico”. La diatriba tra i parenti e le leggi in materia, crea un ulteriore tormento che va a pesare sulla situazione. Il tempo di un attimo e tutto cambia.
La percezione delle cose assume tutta un’altra visione. Le profondità si mettono a nudo, i sentimenti sono disarmanti e travolgenti. Quando il “Tutto” raggiunge il suo apice è importante non avere rimpianti, perché non basta vivere, la differenza è proprio nel vivere la gioia dei piccoli gesti, di quei dettagli apparentemente insignificanti: i colori, i profumi, poter ammirare le stelle, stringere tra le braccia l’amata….
Conclusioni
Il racconto è emozionante, intenso e coinvolgente, ringrazio l’Autore per aver scritto questo libro, di cui consiglio la lettura. Non è un racconto che ti lascia indifferente, anzi, chi saprà leggere ogni parola con il cuore potrà sicuramente migliorare la qualità della propria vita.
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Barbara Crepaldi
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