Il sacro fuoco di Olimpia arde nel braciere e nel cuore di tutti gli atleti che partecipano alle Olimpiadi, rappresenta il legame tra le antiche Olimpiadi greche e i Giochi moderni e unisce popoli diversi attorno agli stessi valori di pace, rispetto e amicizia.
Braciere Olimpico, Arco della Pace - Milano
Anche quest’anno la magia si è compiuta, la fiamma si è accesa ad Olimpia il 26 novembre 2025 durante una cerimonia ufficiale, accesa esclusivamente grazie ai raggi del Sole, in uno specchio parabolico la luce solare concentrata in un unico punto ha generato la combustione in modo del tutto naturale così come avveniva durante le Olimpiadi dell’antichità. Il simbolismo di questo gesto è antico e potente, è come se fossero le stesse divinità a donare il fuoco che avrebbe illuminato tutto il periodo dei Giochi. Nelle Olimpiadi moderne la fiamma è trasportata in speciali lanterne che la proteggono da qualsiasi avvento avverso perché il fuoco non deve spegnersi fino alla fine dell’Olimpiade.

Da Olimpia il fuoco sacro parte ogni volta verso il paese che ospita le competizioni, può viaggiare in aereo, in treno o in nave ma a terra si sposta portato a mano dai tedofori, atleti, celebrità o persone selezionate per speciali meriti, ogni tedoforo compie pochi metri per poi accendere la torcia del tedoforo successivo in una catena ininterrotta che racconta storie di paesi e persone che si compongono in un arazzo collettivo.

La fiamma continua il suo viaggio per migliaia di chilometri come è accaduto anche per le Olimpiadi 2026 a Milano-Cortina, un viaggio che è iniziato con l’accensione del primo braciere a Roma all’arrivo della fiamma da Olimpia ed è continuato per 63 giorni con oltre 10000 tedofori e 12000 chilometri percorsi fino a giungere al momento più atteso: l’accensione del braciere, gli ultimi tedofori si sono avvicinati al braciere posto sotto l’Arco della Pace a Milano e contemporaneamente a Cortina e li hanno accesi.
Olimpia - Tempio di Zeus
Chiunque segua le Olimpiadi sa che il momento clou dell’intera cerimonia di apertura è quell’attimo in cui una piccola fiamma partita da una città greca accende quel braciere che continuerà ad ardere per tutta la durata dei Giochi. È un momento dove si rinnova tutta la magia del fuoco, dove, per un attimo, si torna a quando il fuoco voleva dire vita e sicurezza e accenderlo era accendere le speranze di sopravvivenza, è un segno di continuità potente con una tradizione che si era perduta nel tempo e che è stata riportata in vita dal desiderio di riaccendere nei giovani atleti quel desiderio di gareggiare onestamente, in modo pulito, rispettando le regole e considerando gli altri partecipanti non avversari ma compagni di squadra, una squadra che travalica i colori nazionali e che unisce tutti i partecipanti sotto un’unica bandiera, quella del Pianeta Terra, rappresentato dal Drappo Olimpico, e quindi si esulta per ogni vincitore di medaglia, ci si dispiace per le cadute, si condividono le fatiche e i sogni e ci si sente uguali. La costante dei Giochi Olimpici è la gioia, giovani e meno giovani che esultano, che si divertono e che fanno divertire.
Olimpia
Una cosa manca, però, il fondamento stesso delle Olimpiadi che vedeva le guerre sospese per tutta la durata dei giochi, nell’antica Grecia questa regola veniva rispettata scrupolosamente, forse perché veniva considerato offensivo per il divino Zeus, al quale i giochi erano dedicati, occuparsi di guerre invece che di gare e si sa come poteva reagire Zeus quando si considerava offeso o forse perché erano gli uomini stessi ad avere il desiderio di un periodo di tregua durante il quale non dovevano guardarsi dai nemici ma potevano gareggiare con loro lealmente. Oggi questa semplice regola non è più rispettata, la pace non viene considerata importante, certo se ne parla continuamente ma si continua a fare la guerra svilendo proprio quel concetto così importante di rispettare almeno un momento che possa dare respiro agli uomini e alla Terra.
Olimpia - Colonna quadrata base per la statua della Vittoria
Le Olimpiadi del 2026 sono le terze Olimpiadi invernali che si tengono in Italia, la prima del 1956 sempre a Cortina e l’altra del 2006 a Torino, nel 1960 ci sono state poi le Olimpiadi estive a Roma.
Ma cosa lega questi nostri giochi così spettacolari alle gare di corsa, di lotta, di pugilato che si disputavano nella città di Olimpia?
Olimpia - Ara
È cosa nota che le Olimpiadi moderne sono un’invenzione del 1884 del Barone De Coubertin che volle ricreare il fascino e la meraviglia delle antiche gare che si tenevano in Grecia ogni quattro anni in onore di Zeus, nella città di Olimpia, e per capire il fascino che questi giochi esercitano tutt’ora bisogna tornare proprio alla nascita di una tradizione che era onorata e rispettata in tutta la Grecia come anche nelle colonie della Magna Grecia.
Hermes - Prassitele - Museo Archeologico di Olimpia
Olimpia sorgeva nella valle lungo il fiume Alfeo nel Peloponneso nord-occidentale. Le prime prove documentate sull’età della città la collocano alla fine del Neolitico, tra il 4300 e il 3100 a.C.; sede di un culto molto importante, quello dedicato a Zeus, padre di tutti gli dei, il nome della città è proprio in riferimento al monte Olimpo dove si diceva fosse la residenza di Zeus Olimpio.
Che fosse un luogo di grande importanza è testimoniato dal grande numero di templi, teatri, monumenti e statue venuti alla luce durante gli scavi intrapresi nel 1776 dall’archeologo inglese Richard Chandler proseguiti poi da un gruppo di archeologi francesi nel 1829 e da un gruppo tedesco dal 1875 al 1881.
I giochi olimpici, i più importanti giochi sportivi dedicati a Zeus, facevano parte dei giochi panellenici a cui partecipavano tutti i greci e prevedevano che, durante tutto il periodo in cui si svolgevano le competizioni, doveva cessare ogni azione di guerra, divieto che veniva scrupolosamente rispettato non solo nei territori della Grecia ma anche in quelli della Magna Grecia nome sotto il quale si identificavano le numerose colonie fondate dai Greci nell’Italia Meridionale e in Sicilia
Unica colonna superstite del tempio di Hera Lacinia - Capo Colonna, Crotone
Come siano nati, in realtà, i giochi rimane avvolto dalle tante leggende dalla necessità di parte di antiche divinità chiamate Dattili che si sfidavano in competizioni sportive per divertire il neonato Zeus nascosto sull’isola di Creta dalla madre Rea per evitare che il padre Crono lo divorasse come aveva fatto con gli altri figli a quella raccontata dal poeta Pindaro che affermava che era stato Eracle a volere i giochi in onore del padre dopo aver completato le 12 fatiche ma la tradizione considerata più attendibile, anche perché è la più nota tra le leggende, è quella che vedeva la gara di corsa con i carri tra Pelope ed Enomao, entrambi furono re di Pisa, una città vicino ad Olimpia. Enomao, spaventato da una profezia che diceva che sarebbe stato ucciso dal giovane che avrebbe conquistato la figlia Ippodamia prendeva in trappola chiunque ci provasse uccidendolo in una corsa coi carri. Pelope, figlio del re frigio Tantalo, si presentò alla gara alla guida di un carro condotto da cavalli alati donatigli da Poseidone ma quando vide le teste dei precedenti tredici aspiranti inchiodate alle porte del palazzo di Enomao si sentì perso e pensò bene di aggiudicarsi la vittoria convincendo Mirtilo, figlio di Ermes ed auriga di Enomao, a sostituire i mozzi delle ruote con pezzi di cera, in cambio della vittoria Pelope gli promise di fargli passare una notte con Ippodamia. Durante la corsa, le ruote si staccarono, il carro fu distrutto e Enomao rimase impigliato nelle redini e quindi travolto e ucciso, Pelope che non aveva nessuna intenzione di mantenere la promessa fatta a Mirtilo lo gettò in mare, mentre moriva l’auriga lo maledisse allora Pelope pensò bene di organizzare i primi giochi di Olimpia per conquistarsi i favori di Zeus.

Un’ altra versione narra che Pelope, dopo aver vinto la gara sposò Ippotadamia e divenne sovrano di Pisa estendendo il suo dominio su tutta la penisola che prese il nome di Peloponneso, alla sua morte fu sepolto nella valle dell’Alfeo dove poi sorse la città di Olimpia.
Eratostene, grande filosofo e astronomo greco fu colui che riuscì a calcolare la più accurata misura della circonferenza della Terra e fu sempre lui a creare il sistema delle Olimpiadi come sistema di cronologia fissa stabilendo la prima data delle Olimpiadi al 776 a.C.
Stele
I giochi continuarono ad essere disputati ogni quattro anni ininterrottamente dall’VIII secolo a.C. al III secolo d.C. poi iniziano a mancare informazioni precise, il sito non era più agibile a causa di terremoti oltre alle invasioni barbariche e alla fine l’imperatore Teodosio sostituì i giochi olimpici, considerati un retaggio pagano, con nuove tradizioni cristiane.

La città di Olimpia è iscritta nel catalogo del World Cultural Heritage of UNESCO dal 1989 in quanto culla dei Giochi Olimpici, per il messaggio di pace e fratellanza trasmesso dall’antica tregua olimpica, per il santuario di Altis che ospitava una delle maggiori concentrazioni di capolavori del tempo antico tra i quali il tempio di Zeus con la statua della divinità in oro e avorio realizzata da Fidia, per l’influenza esercitata dalla città non solo nell’antichità ma anche in epoca moderna, l’area racchiude le rovine di tutti gli impianti sportivi storici dell’antichità tra cui lo Stadio, la palestra e il ginnasio ed è il luogo dove ancora oggi si accende la Fiamma Olimpica.
Tempio di Zeus
Andiamo a scoprire, a questo punto, come siamo arrivati dopo due millenni alle Olimpiadi moderne. Nel 1896 Charles Pierre de Frédy, barone de Coubertin, dirigente sportivo, pedagogo e storico, seguendo i principi educativi dell’inglese Thomas Arnold cominciò a proporre nelle scuole lo sport e l’esercizio fisico. Nel 1884, durante il Congresso Olimpico fu affidata ad Atene l’organizzazione dei Giochi della I Olimpiade dell’era moderna e venne formato il Comitato Olimpico Internazionale. Presidente del Comitato fu, fino al 1925, lo stesso De Coubertin che istituì alcuni dei simboli che tutt’ora rappresentano il senso delle Olimpiadi: il motto “Citius, Altius, Fortius”, la bandiera a cinque cerchi, e il giuramento.
Il motto latino significa “più veloce, più in alto, più forte”, nel 1921 il comitato Olimpico ha aggiunto “Communiter” cioè “insieme” a sottolineare il valore unificante dello sport e della solidarietà tra gli sportivi.

La bandiera disegnata e colorata dallo stesso De Coubertin è bianca con 5 cerchi intrecciati che rappresentano l’unione dei cinque continenti abitati, i colori scelti furono l’azzurro, il giallo, il nero, il verde e il rosso, insieme al bianco dello sfondo, almeno uno di questi colori appare in ogni bandiera nazionale.
Altro momento solenne della cerimonia di apertura di ogni Olimpiade è il giuramento, reggendo un lembo della bandiera i rappresentati degli atleti, dei giudici e degli allenatori pronunciano nella lingua del paese ospitante il giuramento che così recita:
“A nome di tutti gli atleti,
A nome di tutti i giudici,
A nome di tutti gli allenatori e gli altri membri dell’entourage degli atleti
Promettiamo di prendere parte a questi Giochi Olimpici rispettando le regole e lo spirito del fair play. Ci impegniamo a rispettare lo sport senza doping e senza imbrogli, per la gloria dello sport, per l’onore delle nostre squadre e in rispetto dei Principi Fondamentali dell’Olimpismo”.

Forse è questo solenne giuramento, forse è il fatto che tutto il mondo assiste a questa sfida dal sapore antico fatto sta che giochi atletici che si tenevano più di duemila anni fa in una cittadina della Grecia occidentale mantengono ancora intatto il loro fascino e la loro valenza di competizione corretta e “cavalleresca”.
Proviamo, allora, a vedere come erano i giochi olimpici all’epoca della loro inaugurazione.
Abbiamo detto prima che la data ufficiale della prima Olimpiade antica è il 776 a.C., potevano partecipare alle gare di corsa, pugilato, pentathlon, un insieme di 5 gare come il salto in lungo, la corsa, il lancio del disco, il lancio del giavellotto, la lotta e corse con i carri, tutti i cittadini maschi greci non soggetti a schiavitù.

Le edizioni che si svolsero furono 292 e durante tutto il periodo di durata di ogni Olimpiade si rispettava quella che era chiamata la Tregua Olimpica che prevedeva la sospensione di qualsiasi guerra.
Il primo autore a parlare dei giochi sportivi fu Omero che nel canto XXIII dell’Iliade descrive i giochi funebri organizzati da Achille per onorare la memoria di Patroclo ucciso da Ettore durante la guerra di Troia. Omero descrive i giochi in onore di Patroclo come se fosse un giornalista moderno, le prove descritte sono otto: due corse, a piedi e con i carri, due lanci, disco e giavellotto, tre combattimenti, pugilato, lotta e scontro con le armi, una di destrezza, il tiro con l’arco. Il racconto di Omero avvalora la tesi che i giochi atletici erano organizzati in occasione di cerimonie religiose o riti funebri in onore di un dio o di un eroe.
Statua bronzea dell’Auriga che faceva parte di una quadriga - Museo Archeologico -Delfi
Le colonie, a partire dal 580 a.C. superarono la madre patria, in particolare i crotonesi dominarono incontrastati le corse di velocità della LI Olimpiade piazzando ben sette corridori ai primi posti nella gara dello Stàdion, anche il lottatore Milone era di Crotone, riconosciuto come il più grande campione dell’antichità vinse a partire dal 540 a.C. sei Olimpiche, sei Pitiche, dieci Istimiche e nove Nemee, praticamente tutti i giochi atletici che si tenevano nelle diverse parti della Grecia da Olimpia a Delfi, da Corinto al tempio di Zeus Nemeo a metà strada tra Fliunte e Cleone.
Auriga - particolare
Il significato che davano i grechi allo spirito agonistico era molto diverso da quello che oggi celebriamo con le Olimpiadi sia estive che invernali, per i grechi “l’importante era vincere”, solo chi vinceva aveva il diritto al premio e alla gloria, chi non arrivava primo aveva perso e non erano previste gare a squadra, non si dividevano i meriti con i compagni ma solo con la propria famiglia, i propri antenati, la propria gente. Non sono state lasciate tracce di record straordinari ma solo i nomi di pugili senza cicatrici, e lottatori imbattuti.
Statua di Pugile - Palazzo Altemps - Roma
L’atto politico più rilevante correlato ai giochi di Olimpia era la proclamazione della tregua, (ekecheirìa) indetta nei mesi precedenti l’inizio delle gare e divulgata attraverso i “messaggeri di pace”, araldi, scelti tra le famiglie aristocratiche, sacri ed inviolabili. Gli araldi percorrevano la Grecia per ricordare la data dei Giochi che non era fissa e la proclamazione della tregua sacra.
Un mese prima dell’inizio delle gare gli atleti dovevano trovarsi ad Elide, non erano ammessi ritardi a meno che non avessero una giustificazione considerata valida come una malattia, un naufragio o un assalto di ladroni e pirati.
Pugilatore - Museo Nazionale - Roma
Poi si passava alla certificazione dell’identità, i partecipanti dovevano essere di pura discendenza greca, liberi e figli di greci liberi, iscritti alle liste civiche della propria città e esenti da condanne penali. Per decidere sull’idoneità fisica gli atleti si dovevano sottoporre a severi allenamenti, se uno non se la sentiva poteva ritirarsi, cosa non ammessa una volta iniziate le prove ufficiali. Gli atleti erano sottoposti a una rigida sorveglianza e dovevano sottostare a una speciale dieta a base di pane, fichi e formaggio fresco ai quali, solo più tardi, fu concesso di aggiungere un po’ di carne.
Il vincitore veniva incoronato con un tralcio di ulivo e al migliore in assoluto spettava l’onore di dare il proprio nome a quell’edizione dei Giochi.
Himantes
Le donne erano escluse dai giochi olimpici ma avevano anche loro le gare e le competizioni, erano denominati Giochi Erei in quanto dedicate ad Era, Pausania racconta come, ogni 4 anni, “… sedici donne tessono un peplo per Era e poi organizzano i giochi Erei con una gara di corsa tra ragazze in uno stadio riservato a loro, alle vincitrici vengono date corone di ulivo e una parte della vacca sacrificata ad Era”.
Nelle prime Olimpiadi la prova in programma era solo la corsa veloce chiamata stàdion, secondo Filostrato la corsa era nata da una consuetudine religiosa, alcuni atleti, partendo da una distanza di 600 piedi dall’altare del dio gareggiavano per avere il privilegio di accendere il fuoco dell’ara sacrificale, anche nelle Olimpiade moderne, se pur con diverso significato, la tradizione della fiaccola e l’accensione del tripode è rispettata e costituisce uno dei momenti più suggestivi della cerimonia d’apertura.
I giochi Olimpici scomparvero nel 393 d.C., dopo 293 edizioni e dopo 1169 anni dalla loro istituzione.
Discobolo Lancelotti -copia del discobolo in bronzo di Mirone - metà II sec dc - Museo Nazionale, Roma
Lo studio della statua permise ai primi organizzator dei giochi olimpici moderni di ricreare i movimenti che permettevano il lancio del disco di cui si era persa conoscenza.

I giochi moderni sono giunti alla trentatreesima edizione con i Giochi di Parigi 2024, in realtà le Olimpiadi non furono disputate nel 1916, 1940 e 1944 a causa delle due guerre mondiali ma il computo comprende tutti gli intervalli di 4 anni tra un’edizione e l’altra a cominciare dal 1896. Nel 1924 furono inaugurate le Olimpiadi invernali quest’anno giunte alle XXV edizione a Milano Cortina 2026, la prima Olimpiade diffusa su un vasto territorio compreso tra Lombardia e Veneto Nel 1960 a Roma si disputarono i Giochi Paralimpici per atleti con disabilità giunte alla 14 edizione quelli invernali e alla XVIII quelli estivi. Il barone De Coubeertin alla prima Olimpiade moderna escluse le donne da ogni competizione perché giudicava lo sport femminile antiestetico, la storia racconta però racconta di una donna che sfidò il divieto e partecipò alla maratona maschile ma all’ingresso nello stadio fu fermata dalla polizia greca. Nell’Olimpiade successiva tenutasi a Parigi nel 1900 si aprono le porte dei giochi anche alle donne che parteciperanno in 22 su un totale di 997 atleti. Gli sport ai quali parteciparono furono vela, croquet, equitazione, tennis e golf, solo gli ultimi due con gare esclusivamente al femminile.

I Giochi di Londra del 2012 furono i primi in cui le donne hanno gareggiato in tutti gli sport, a Milano Cortina 2026 le atlete sono state 1362 su un totale di 2900 partecipanti raggiungendo il 48 % delle presenze.
Quindi, in sintesi, grandi passi avanti sono stati fatti per avere dei Giochi aperti a tutti gli atleti e le atlete e la sfida continua contro i pregiudizi e contro le discriminazioni per permettere a chi affronta anni di sacrifici e di lotte di partecipare alla competizione sportiva più attesa di sempre perché partecipare ad una Olimpiade vuol dire entrare di diritto nella storia dello sport.

L’augurio che le Olimpiadi moderne, come quelle antiche, servano da messaggio di pace e di fraternità però non è ancora stato recepito, si parla di pace e intanto si scatenato guerre insensate che mirano al profitto di pochi super miliardari che diventano sempre più ricchi illudendosi così di essere anche migliori, più forti, più in gamba di tutti gli altri e non capiscono che dovrebbero avere l’umiltà di imparare da ogni singolo atleta che passa la sua giovinezza ad allenarsi duramente, ad affrontare grandi sacrifici solo per avere l’orgoglio di dire ho partecipato ad una Olimpiade.
Per capire, però, davvero, quanto questo evento faccia parte della nostra cultura bisogna andare ad Olimpia, aggirarsi tra le rovine, misurare le enormi colonne del tempio di Zeus, sedersi su quelli che una volta erano gli spalti e contemplare la pista dove avvenivano le gare, specialmente quella di corsa, e lasciare correre la fantasia insieme a quei giovani che, nudi, il corpo lucido d’olio, sotto il sole cocente del Peloponneso correvano più veloci del vento in onore della loro città e della propria famiglia, per conquistare fama e ricchezze ed essere ricordato per sempre come vincitore di un’Olimpiade e, mentre corri insieme a loro, senti l’emozione che sale dolcemente mentre i millenni di storia che ci separano da quel momento non esistono più e. come tutti gli atleti del mondo. alzi le braccia e urli al cielo la tua immensa gioia.
