Non solo mimose 2026

8 Marzo 2026, tornano a fiorire le mimose e torna la Festa delle Donne e puntuale, come ormai da diversi anni, torna l’attesissimo concerto dell’Ensemble de Saxophones di Varese “Non solo mimose” diretto dal M° Giuseppina Levato.

È inutile presentare sia l’Ensemble sia il Maestro, gli affezionati spettatori conoscono bene sia uno che l’altra e sanno che partecipare, non ho sbagliato, andare ad un concerto di questo Ensemble non è assistere ma vuol dire proprio partecipare attivamente, lasciarsi coinvolgere dall’atmosfera, farsi avvolgersi dalla musica, rivivere momenti del passato e godere di ogni nota.

Anche quest’anno nessuna delusione anzi un programma che è arrivato direttamente al cuore del pubblico, che ha incantato e emozionato ad iniziare dal valzer n°2 di Dimitri Shostakovic e lì subito le donne, numerosissime quelle presenti in sala, si sono viste in abito lungo, in una sala sfavillante decorata con fioriere colme di mimose a danzare su quel ritmo così familiare, 1-2-3, di un valzer così noto e sempre così nuovo. L’illusione era ancora più perfetta grazie alla decorazione di mimose realizzata da uno dei musicisti dell’Ensemble che ha accolto il pubblico con la sua fragranza.

Dal romanticismo del valzer con un colpo di bacchetta il maestro ci ha trascinati tutti a rivivere la storia di un burattino che voleva diventare bambino. Quest’anno ricorre il centenario della nascita di Collodi, il creatore del burattino più famoso della letteratura e del cinema. Perché questa storia affascina ancora così tanto? Se andiamo ad analizzare il libro è chiaro che è una storia che riguarda tutti noi, da bambini capricciosi e impulsivi ma sempre con il desiderio di crescere, maturare, diventare persone vere, ad adulti responsabili, è quello che facciamo ogni giorno, davanti ad ogni scelta, lasciar emergere la parte giocosa e divertente o quella irresponsabile e irriverente. Preoccuparsi degli altri e prendersene cura o restare concentrati solo sul soddisfacimento delle proprie voglie e desideri? Se Collodi potesse dare una sbirciatina ai nostri giornali quanti pinocchio riconoscerebbe tra i tanti adulti che si atteggiano a salvatori del mondo mentre in realtà lo stanno distruggendo. Il Pinocchio di Collodi era un bambino che poi, però, cresce e aiutato dall’amore incondizionato del babbo Geppetto e alla guida materna e severa della Fata Turchina diventa un bambino, quel bambino che possiamo ritrovare dentro di noi ogni volta che ci incantiamo avanti ad un fiore, o guardiamo affascinati un tramonto o una notte stellata.

L’Ensemble ci ha regalato tre momenti di questa magica storia: la “Birichinata” allegra e spensierata dalla colonna sonora di Fiorenzo Carpi dello sceneggiato televisivo del 1972 di Luigi Comencini quando ancora la televisione nazionale produceva capolavori indimenticabili, al momento raccontato nel cartone della Walt Disney del 1940 quando Geppetto esprime il suo più grande desiderio, diventare padre, al Gatto e la Volpe tratto dall’album “Burattino senza fili” del 1977 di Edoardo Bennato dove davvero l’obiettivo dei due malandrini è quello di arraffare più che possono senza guardare in faccia le vittime, perché le vittime non rappresentano persone, uomini, donne, bambini ma solo un intralcio al raggiungimento dei loro desideri.

Da questo momento che ha riportato tutti all’infanzia il M° Levato ci ha condotti ad un musicista considerato uno dei più grandi del panorama italiano. Nel 125° anno della sua morte sul palco del Paolo Conti di Varese sono salite Gilda del Rigoletto e Violetta della Traviata di Giuseppe Verdi.

Cosa si può dire di queste due figure femminili così diverse tra di loro eppure così forti? Gilda sedotta dal duca di Mantova sacrifica la sua vita per salvare quella del suo seduttore e Violetta una donna forte, indipendente, orgogliosa ed innamorata, condannata per la sua attività di cortigiana rinuncia ad Alfredo per salvargli la reputazione e infine muore tra sue braccia.

A questo punto si è aperto un segmento nel concerto che ha trasportato tutto il pubblico nella spiritualità più pura e sincera, quest’anno ricorrono gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi. La vita di Francesco è nota, nato in una famiglia di mercanti di stoffe passa da una gioventù sfrenata alla decisione violentemente osteggiata dal padre di dedicarsi ai poveri e ai lebbrosi. Rinuncia ai benefici e agli agi di una vita lussuosa per ritirarsi a vivere di elemosine presto seguito da un numero sempre maggiore di amici che accettano la sua visione di una Chiesa dedita all’assistenza ai più poveri. Nel 1209 o 1210 con i dodici compagni che condividevano la sua visione si reca a Roma dal papa Innocenzo III che gli concede la sua approvazione orale per il suo “Ordo fratrum minorum”.  Proclamato santo da papa Gregorio IX nel 1228, ad appena due anni dalla morte, oltre all’ordine francescano e alla sua regola Francesco ci ha lasciato una delle tradizioni natalizie più care agli italiani, il presepe da lui istituito nel 1223 a Greccio  e il Cantico delle creature composto intorno al 1224 e considerato il testo poetico più antico della letteratura italiana di cui si conosca l’autore. Il Cantico è una lode a Dio e alle sue creature, un inno alla vita e il riconoscimento assoluto che tutte le creature viventi ma anche non viventi sono legate tra di loro da rapporti di fratellanza. Il Cantico, in un crescendo di intensità e vigore, si rivolge al Signore per ringraziarlo di averci donato fratello Sole, sorella Luna e le stelle, fratello vento e l’aria e il cielo sia quando è nuvoloso che quando è sereno e per le stagioni che permettono a tutte le creature di sfamarsi, sorella acqua utile e umile, preziosa e pura e fratello fuoco bello giocondo e robusto, sorella madre terra che ci sostiene e governa e produce frutti con fiori variopinti ed erba e infine ringrazia anche per sorella morte “da la quale nullu homo vivente po’ scappare”.

Questo è stato il brano che l’Ensemble ci ha regalato tratto dal film di Franco Zeffirelli “Fratello Sole, sorella luna” musicato da Riz Ortolani e mentre i sax trasmettevano alla platea quell’amore immenso che Francesco aveva per tutte le creature e che lo fanno considerare il primo ecologista della storia accanto a lui timida ma determinata si delineava la figura gentile di Chiara, collaboratrice di Francesco e fondatrice dell’ordine delle Clarisse.

Da un genere all’altro, dal 1200 al 1900, a irrompere sul palco è Dario Fo, giullare e poeta, trovatore e cantastorie, linguista e inventore di un gramelot incomprensibile eppure di immediata comprensione, difensore dei diritti dei più deboli, dei bambini, delle donne, dei poveri per i quali si è battuto a lungo finendo per essere criticato, messo all’indice, penalizzato ma anche con un riconoscimento internazionale come il Premio Nobel per la Letteratura. Il M° Levato ci ha tenuto a sottolineare il legame culturale che Fo ha mantenuto con la città di Varese, era nato a Sangiano, e la figura che lo ha accompagnato nella vita privata e in quella lavorativa, la moglie Franca Rame, anche lei attrice e scrittrice che nel 1973 fu sequestrata e violentata da un gruppo di estremisti per le loro idee politiche. Il titolo del brano di Carpi e Fo “Ma che aspettate a batterci le mani” è un invito provocatorio al pubblico ad applaudire ma non stando sul divano bensì partecipando attivamente alla lotta contro le disuguaglianze e contro la violenza diretta ai più deboli e alle donne.

Dopo la dolcezza struggente del Cantico e la chiamata alle armi di Fo ecco un momento di relax, entrano in scena tante donne alle quali sono state dedicate canzoni che ci sono care perché parlano di amore, di dedizione, di attenzione, di legami profondi ad iniziare con “Vivo per Lei”, una dichiarazione d’amore appassionata per la Musica, una figura che esiste nella mente e nel cuore di ognuno di noi non solo per i musicisti, la musica che ci permette di unirci in un pomeriggio primaverile ad ascoltare un gruppo di straordinari sassofonisti che con ogni nota trasmettono entusiasmo, generano emozioni, ci fanno sorridere o commuovere e poi avanti con Gianna, Susanna, Gloria, Margherita… ritratti di donne delineati da uomini che esaltano le caratteristiche fisiche e mentali di donne che hanno saputo farsi amare.

Ancora due figure femminili: una cantante di Jazz nel film di Martin Scorsese del 1977 “New York New York” e la Pantera Rosa uniti insieme in un divertente arrangiamento del M° Primon.

A questo punto è giunto il momento di presentare la donna più bella del mondo, la bellissima Helena che ha scatenato una guerra terribile mirabilmente raccontata da Omero nella versione di Jacques Offenbach, “La Bella Helena”. L’Ensemble si è scatenato in due valzer famosissimi per finire con il Can Can tratto da “Orfeo all’Inferno” dello stesso autore, il pubblico non aveva spazio sufficiente per ballare ma ha contribuito lo stesso sia battendo le mani che muovendo le gambe.

 

Sembrava che il concerto fosse finito, a malincuore si pensava già di dover lasciare il teatro quando due musiciste si sono alzate e hanno drappeggiato sul podio del direttore una bandiera con un meraviglioso arcobaleno, tante mani alzate e una colomba che volava nel cielo colorato portando un ramo d’ulivo. Il richiamo al momento terribile che stiamo vivendo, l’ansia che ci attanaglia tutti a leggere le notizie che giungono dai tanti fronti di guerra che continuano ad aprirsi in varie parti del mondo, il richiamo inascoltato a far tacere le armi e a parlare di pace hanno per un momento azzittito la platea e l’Ensemble ha risposto intonando “Imagine” di John Lennon e quelle parole così forti, così dirette, così ottimiste ci hanno presentato un mondo dove davvero esiste la pace.

 “Immaginate tutta la gente che vive la vita in pace”

Per scuoterci da quel momento di tristezza è stato concesso l’unico bis della serata, “Cosa aspettate a batterci le mani” che ha riportato l’allegria nell’auditorium ma anche la coscienza che per ottenere la pace non basta battere le mani seduti in poltrona, bisogna battersi davvero perché coloro che si credono i potenti possano capire che non è la guerra la soluzione ai problemi della Terra.

Il M° Levato ha ringraziato uno per uno tutti i musicisti, gli applausi del pubblico sono andati a tutti gli elementi, ognuno di loro ha collaborato attivamente alla riuscita del concerto, sia i solisti che le varie sezioni si sono distinti per professionalità, bravura ma soprattutto per l’entusiasmo che si percepiva e al Maestro vanno gli applausi e i ringraziamenti di tutto il pubblico per un altro bel pomeriggio insieme fatto di bella musica, di passione ma anche di spunti di riflessione.

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