di Isabella Sindaco
Recensione di Anna Castellazzi e Barbara Crepaldi
Introduzione
Philofobia racconta il viaggio interiore di Maeva, una ragazza cresciuta nel senso di colpa impresso da persone manipolatrici e prive di scrupoli. Segnata dalla perdita del padre e da un trauma infantile mai davvero affrontato, Maeva vive intrappolata in un dolore che la perseguita.
Con il tempo, e grazie all’aiuto di una psicologa, inizia a scavare nelle pieghe della propria memoria, affrontando il passato che l’ha ferita e il futuro che teme.
È la storia di una ferita che chiede ascolto, di un trauma che cerca voce e di una rinascita possibile, anche quando sembra impossibile.
Trama
Maeva è una bambina come tante, spensierata e — a detta dei familiari — felice.
La sua vita cambia all’improvviso quando il padre si ammala e lei viene mandata in collegio per permettere alla madre di occuparsi di lui. In quel luogo ostile, subisce angherie e umiliazioni: quando il padre muore, le suore la accusano di esserne la causa, dicendole che non è stata abbastanza buona.
Quella frase diventa il mantra oscuro che la accompagnerà per anni.
Crescendo, Maeva si convince di non meritare amore e allontana chiunque le voglia bene, rischiando di perdere anche l’unico ragazzo che abbia mai amato davvero.
Solo grazie all’aiuto di una psicologa, che con delicatezza la guida nel labirinto dei ricordi, Maeva affronta il trauma vissuto da bambina. È un percorso doloroso ma necessario, che la porterà a liberarsi dal senso di colpa, a reclamare giustizia per ciò che ha subito e, finalmente, a cominciare a vivere la sua vita.
Stile
Il libro si sviluppa in diversi capitoli, in cui l’autrice accompagna il lettore nel vissuto traumatico della protagonista, offrendo una lettura attenta delle sue esperienze. Attraverso dettagli fisici e sensoriali, il testo rende percepibile l’ingiustizia e la sofferenza. Lo stile è narrativo e realistico, con una componente emotiva e un intento di denuncia.
Tematiche
Nel libro si intrecciano molte tematiche che accompagnano il lettore lungo tutto il percorso narrativo. Si parla di violenza sessuale e del trauma che ne deriva, delle dinamiche di bullismo tra ragazzi della stessa età, dell’invidia e delle diverse forme di cattiveria che possono emergere nei rapporti quotidiani. Accanto a questi aspetti più duri, prendono forma il coraggio, la presa di coscienza di sé e la capacità di affrontare ciò che fa male, fino a intravedere una possibile rinascita dopo la bruttura vissuta. A tutto questo si affiancano l’amore nelle sue espressioni più profonde, l’amicizia, la collaborazione, il valore della famiglia e infine la ricerca della giustizia.
Conclusioni
Philofobia si potrebbe definire il racconto di un percorso di liberazione. Attraverso la storia di Maeva, il libro mette in luce quanto profondamente il dolore possa modellare una vita e quanto sia difficile riconoscere le ferite quando sono state normalizzate da chi avrebbe dovuto proteggere. Allo stesso tempo, però, il romanzo racconta la possibilità di spezzare quella gabbia. La psicoterapia, in questo caso permette alla memoria di ricordare, di affrontare ciò che fa male arrivando fino alla ricerca della giustizia come strumento di riscatto. L’autrice con questa storia ricorda che la rinascita non è un atto improvviso, ma un processo fatto di piccoli passi, di consapevolezze che si acquisiscono, e legami che sostengono.
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