io-non-ho-fantasia

Autore Uno qualsiasi

Recensione di Anna Castellazzi e Barbara Crepaldi

Io non ho fantaSia è l’autobiografia di un autore che sceglie lo pseudonimo “unoqualsiasi” per raccontare il suo viaggio fuori dalla dipendenza dalle sostanze stupefacenti. È la storia di una lunga e estenuante lotta per risalire da un baratro che sembrava non avere via d’uscita. Ma è anche il racconto di una luce, intravista proprio in fondo a quel buio, che gli ha permesso di tornare presente nella propria vita e in quella dei suoi figli.

Trama
Leggendo i primi capitoli si può avere l’impressione di una narrazione non sempre lineare, che talvolta spinge il lettore a tornare indietro in cerca di un collegamento. In realtà questa apparente discontinuità è parte integrante del racconto: l’autore descrive sensazioni ed emozioni legate a momenti diversi della sua vita, e fin da subito emerge un continuo saliscendi di stati d’animo e situazioni. Il protagonista scende, risale, ricade, si rialza; esalta la vita e poi quasi la rifiuta. Da queste pagine, però, affiora con forza un elemento costante: l’amore dell’autore per i figli, per le due mogli che hanno attraversato la sua storia e, in modo indiretto, per la vita stessa. Racconta la sua adolescenza, le sue relazioni, le ricadute continue, fino al momento del suo “basta”: deciso, voluto, scelto in autonomia.

Stile
Lo stile del libro è diretto, senza filtri. L’autore mette a nudo i propri stati d’animo in modo chiaro, senza giri di parole. Utilizza frasi brevi, talvolta ripetitive, per rimarcare i concetti che desidera far emergere con forza. Il tono è confidenziale, quasi intimo: più che un racconto pensato per un libro, sembra una lunga lettera destinata a chi gli è stato accanto nei momenti più bui. Non cerca scuse, non si assolve mai; la consapevolezza delle proprie responsabilità è costante e attraversa ogni pagina.

Tematiche
La tematica principale del libro è la dipendenza del protagonista: le sue cause, le sue conseguenze e il modo in cui finisce per invadere ogni ambito della sua vita. L’autore descrive un circolo vizioso in cui tenta di assumersi le responsabilità che sceglie consapevolmente di vivere — responsabilità che però, a un certo punto, non riesce più a sostenere psicologicamente. La dipendenza diventa per lui un rifugio, un appiglio momentaneo che gli dà l’illusione di farcela, ma che in realtà lo allontana progressivamente da ciò che ha di più prezioso: i suoi figli e tutto ciò che di meraviglioso lo circonda. Fino al momento che dicide di dire basta definitivamente alla sua dipendenza.

Conclusioni
io non ho fantaSia è un’autobiografia senza veli, in cui il tema centrale sono le emozioni. Non c’è moralismo, non c’è eroismo: c’è il racconto di una vita vera. È un libro che può insegnare molto. Non vi mai capitato di pensare “non avrei mai immaginato che…” Comprendere davvero gli altri non è semplice, e questo libro ce lo ricorda con forza. Consiglio questa lettura a tutti i genitori con figli che si affacciano all’adolescenza, un periodo complesso in cui spesso non ci accorgiamo di ciò che i ragazzi nascondono dietro un sorriso o dietro gesti di rabbia. Questo libro ci invita a riconoscere i segnali di malessere e a comprendere più a fondo ciò che vivono le persone che attraversano momenti simili e forse a prevenire che qualcuno che amiamo possa finire nello stesso baratro.

 

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Barbara Crepaldi

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